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Saldo e stralcio immobiliare: quanto offrire alla banca per chiudere davvero il debito

Non esiste una percentuale magica. Quello che conta è capire cosa guarda davvero la banca prima di accettare un'offerta.

Stefano Anselmi — LiberaDomus
Stefano Anselmi
Consulente del debito · Fondatore LiberaDomus
Aggiornato Ottobre 2026

Scrivo su questo blog per aiutare il debitore a leggere con ordine la propria situazione debitoria, capire come funziona la procedura e riconoscerne i rischi nascosti. Chi è →

4 min di lettura
Saldo e stralcio immobiliare: quanto offrire alla banca per chiudere davvero il debito
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In questo articolo

    Chi cerca il saldo e stralcio di solito cerca un numero: la percentuale giusta da offrire per chiudere tutto. Ma la banca non ragiona per percentuali fisse — ragiona su quello che si aspetta di recuperare in alternativa. Capire quella logica cambia il punto di partenza.

    Esiste davvero una percentuale giusta da offrire alla banca?

    No. La banca non ha una soglia fissa sotto la quale non scende. Valuta ogni situazione in base a quanto stima di recuperare seguendo la procedura esecutiva fino all’asta. È quella stima il vero punto di riferimento, non una percentuale del debito nominale.

    Il primo errore che si fa quando si pensa al saldo e stralcio è cercare la formula: «offri il 30%», «le banche accettano intorno al 40%», «sotto la metà non si muovono». Queste indicazioni circolano, ma non hanno un fondamento tecnico reale. La banca non confronta la tua offerta con il debito originario la confronta con quello che prevede di incassare se la procedura va avanti.

    Questo cambia tutto. Un’offerta che sembra bassa in termini percentuali può essere accettata se il valore atteso dall’asta è ancora più basso. Un’offerta che sembra generosa può essere rifiutata se la banca ritiene di recuperare di più aspettando.

    Cosa guarda davvero la banca prima di rispondere a un’offerta?

    La banca stima il ricavato netto che otterrebbe dall’asta, e per fare questo tiene in considerazione diversi elementi come per esempio il valore di mercato della casa, la probabilità che l’asta vada deserta con i relativi ribassi ed aumenti di costi per la procedura. È assemblando queste informazioni che parte la sua valutazione, non dal valore nominale del debito.

    Il valore di mercato di un immobile e il ricavato atteso da un’asta giudiziaria sono due grandezze diverse. Le aste partono da una perizia del giudice, che spesso si discosta dal prezzo di mercato. Se nessuno offre al primo tentativo, il prezzo base si abbassa ai turni successivi. Ogni ribasso riduce il ricavato atteso. A questo si aggiungono i costi della procedura — che la banca anticipa e che erodono ulteriormente quanto incassa alla fine.

    La banca fa questo calcolo ogni volta che riceve un’offerta. Se la cifra sul tavolo è superiore al suo ricavato netto atteso — considerati anche i tempi, che sono lunghi — l’offerta diventa conveniente. Se è inferiore, no.

    Non sai cosa si aspetta di recuperare la tua banca?

    Quella stima è il punto di partenza reale di ogni trattativa. Senza conoscerla, un’offerta è un tentativo al buio.

    Scopri in che punto sei

    Perché “offrire il 30% del debito” è un consiglio che può danneggiare?

    Perché ignora la variabile che conta: il rapporto tra l’offerta e il ricavato atteso dall’asta, non il rapporto tra l’offerta e il debito nominale. Un debito cresciuto nel tempo — con interessi di mora, spese legali, costi di procedura — può essere molto più alto del valore reale dell’immobile. In quel caso, anche il 50% del debito nominale potrebbe essere troppo poco oppure troppo, a seconda della situazione specifica.

    C’è un errore di fondo che si fa spesso: si tratta il debito nominale come se fosse il punto di riferimento della trattativa. Non lo è. Il debito nominale è il totale che risulta dal contratto, aumentato di tutto quello che si è accumulato nel tempo. Ma la banca sa che, seguendo la procedura, non recupererà mai quell’intero importo — e lo sa dal principio.

    Fare un’offerta senza conoscere il valore periziato dell’immobile, lo stato della procedura e il ricavato netto stimato è come contrattare al buio. Non è una questione di coraggio nell’offrire poco: è una questione di avere i dati giusti prima di aprire bocca. Su come riconoscere chi ha davvero interesse a chiudere la trattativa — e chi invece ha un altro obiettivo — vale la pena leggere questo approfondimento su chi si siede al tavolo con te.

    Attenzione

    Un’offerta fatta senza conoscere il valore periziato e lo stato della procedura può essere rifiutata senza discussione. La banca non è obbligata a motivare il diniego, e un’offerta troppo bassa può compromettere la disponibilità al dialogo anche in futuro.

    Quando la banca è più disponibile ad accettare?

    La disponibilità della banca cambia in base alla fase della procedura e all’esito delle aste precedenti. Più la procedura avanza senza risultati, più la banca ha la prova concreta che il recupero forzoso è lento e incerto. Quella prova rafforza il tuo margine di trattativa.

    Un’asta andata deserta, per esempio, non è solo una cattiva notizia: è la dimostrazione che a quel prezzo nessuno compra. Il creditore lo vede. Sa che al prossimo tentativo il prezzo base scenderà ancora. Sa che i tempi si allungano. In quel momento, un’offerta seria sul tavolo vale di più di quanto valeva sei mesi prima.

    Lo stato della procedura conta anche per un altro motivo: le spese che la banca sta sostenendo aumentano nel tempo. Ogni mese aggiunto è un costo. Una trattativa che chiude rapidamente le risparmia quei costi futuri. Anche questo entra nel calcolo.

    Non è detto che la disponibilità aumenti sempre col passare del tempo: dipende da com’è andata la procedura, da quante aste ci sono state e dai ribassi già applicati. È una variabile da leggere caso per caso, non una regola generale. Per capire a che punto si trova la tua procedura e cosa cambia in ciascuna fase, questo articolo spiega perché la fase ha un peso reale.

    Sì. Un’asta deserta dimostra che il mercato non compra a quel prezzo: è una leva concreta nella trattativa. Non è una garanzia, ma cambia il punto di partenza rispetto a prima dell’asta.

    Chi fa l’offerta e come si struttura la proposta?

    Il saldo e stralcio non è una richiesta informale: è una proposta strutturata che deve arrivare nel modo giusto, al referente giusto, con la documentazione necessaria. Una proposta mal presentata viene archiviata senza risposta, anche se la cifra sarebbe stata accettabile.

    La banca non risponde al debitore che chiama lo sportello. Il percorso passa attraverso l’ufficio crediti problematici o, se il credito è stato ceduto, attraverso la società che lo gestisce. Non sono la stessa cosa, non rispondono alle stesse logiche e non si contattano allo stesso modo.

    La proposta deve essere scritta, documentata e accompagnata da elementi che la rendano credibile: la disponibilità della somma, i tempi di chiusura, le condizioni. Una proposta vaga o orale non viene presa sul serio. Una proposta che dimostra che i fondi ci sono e che la chiusura può avvenire rapidamente ha un peso diverso.

    Capire con chi si sta trattando — banca originaria, servicer, fondo che ha acquistato il credito — cambia la strategia. Ognuno di questi soggetti ha obiettivi e margini di decisione diversi.

    Cosa succede al debito dopo il saldo e stralcio?

    Se l’accordo viene formalizzato correttamente, la parte di debito non pagata viene rinunciata dal creditore: il debitore non deve più nulla su quella posizione. Ma «formalizzato correttamente» non è un dettaglio: è la condizione che rende l’accordo vincolante e definitivo.

    L’accordo di saldo e stralcio deve prevedere esplicitamente la rinuncia del creditore a ogni pretesa residua. Senza quella clausola, il rischio è che la parte non pagata venga reclamata in un secondo momento — dal creditore stesso o da chi ha acquistato il credito nel frattempo.

    Un aspetto che molti non considerano riguarda gli altri creditori: se ci sono più posizioni aperte, chiuderne una non risolve le altre. E le segnalazioni nelle centrali rischi seguono tempi propri, indipendenti dall’accordo raggiunto. Chiudere il debito è il primo passo; capire cosa rimane in piedi dopo è il secondo.

    Definizione

    Saldo e stralcio: accordo tra debitore e creditore in cui il debitore paga una somma inferiore al debito totale e il creditore rinuncia formalmente alla parte restante, chiudendo definitivamente la posizione.

    Domande frequenti

    Saldo e stralcio immobiliare: le domande più comuni

    Se l’accordo è formalizzato correttamente con esplicita rinuncia del creditore, sì: la parte non pagata viene condonata e il debito si chiude. La formalizzazione scritta è indispensabile.

    No. Il saldo e stralcio è una trattativa, non un diritto. La banca valuta liberamente se l’offerta è più conveniente rispetto al recupero atteso dalla procedura esecutiva.

    Sì, la trattativa è possibile anche durante la procedura esecutiva. La fase avanzata può persino rafforzare la tua posizione, se le aste precedenti sono andate deserte o con ribassi significativi.

    Non lo sportello, ma l’ufficio crediti problematici o gestione sofferenze. Se il credito è stato ceduto a un fondo o a una società di gestione, il riferimento cambia ancora: è quella società il tuo interlocutore.

    Dipende dal creditore, dalla complessità della posizione e dalla documentazione disponibile. Le tempistiche variano sensibilmente da caso a caso e non è possibile indicare una durata standard.

    Non necessariamente. L’accordo riguarda il debito, non l’immobile. Tuttavia, in molti casi la disponibilità della somma da offrire dipende dalla vendita della casa o da liquidità esterna.

    La procedura esecutiva continua. Un rifiuto non chiude definitivamente la possibilità di trattare, ma la finestra si restringe man mano che la procedura avanza verso l’asta.

    Ogni creditore è un interlocutore separato. Chiudere con uno non chiude automaticamente le posizioni con gli altri: ogni accordo va negoziato individualmente.

    La chiusura del debito avvia il processo di aggiornamento delle segnalazioni, ma i tempi di cancellazione seguono le regole proprie delle centrali rischi e non dipendono solo dall’accordo raggiunto.

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